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Due anni di Escape Monday.

Sono passati già due anni da quando ho organizzato il primo Escape Monday.
Ci tengo molto a dire che quando l’ho fatto, offrendomi (e restando tuttora) volontaria con Escape the City per portarli in Italia, non avevo avuto nessuna idea geniale di business, non ero ancora una coach, morivo dalla vergogna di comunicarlo su Facebook perché pensavo che tutti i miei “contatti televisivi” avrebbero pensato che fossi impazzita.
 
Quello che era successo, me ne rendo conto solo ora, era che il mio affezionato senso del controllo era andato a farsi un giro quel giorno. Così io, sentendomi improvvisamente abbandonata, mi ero ritrovata senza difese a fare “qualcosa di diverso”.
 
E da lì in poi – meravigliosa vertigine – di cose “diverse” ne ho fatte una dopo l’altra, e velocemente.
 
Ci tengo a dirlo perché tutte, e dico tutte, le persone che lavorano con me ad un certo punto hanno il momento down del “non ho l’idea” come se spremendo bene le meningi questa dovesse apparir loro davanti miracolosamente come una folgorazione.
 
Credo che se avessi pensato un solo minuto che quell’Escape Monday avrebbe dovuto dare inizio a una nuova attività lavorativa non avrei mai fatto nulla. Potete lontanamente immaginare infatti l’ansia da prestazione?
Così, lo ripeto, a costo di diventare noiosa, ma spesso per dare vita a quel famoso “Piano B” dovete solo iniziare a cazzeggiare un po’.
 
Senza pensare ai soldi, in primis.
Senza pensare a quello che potrebbero dire gli altri, poi.
Ma, soprattutto, senza pensare che siete da soli.
 
A stasera, per chi vorrà fare “qualcosa di diverso”. 😉

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