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10 libri letti nel 2015 che mi hanno cambiato la vita.

Ho letto 64 libri nel 2015, ne vado molto fiera, anche se Austin Kleon ne ha letti più di me e sto cercando di farmene una ragione.

Dal 2014, quando ho ricominciato a leggere sul serio (e penso che questo sia direttamente legato all’aver lasciato il lavoro in azienda, spento la tv che era per l’appunto il mio lavoro, scoperto quanto sia meraviglioso poter leggere fino alle 3 di notte senza l’ansia della sveglia ché tanto quello che facevi negli orari d’ufficio da freelance hai in realtà molto più tempo per farlo — ma questa è un’altra storia, stay tuned), ho preso l’abitudine di segnarmi i libri che leggo in fondo alla mia agenda (cartacea, è una cosa vintage lo so). E devo dire che è davvero una figata perché ora, scorrendo la lista del 2015, mi rendo improvvisamente conto di quanto, pur scegliendo i libri molto a caso e mostrando una schizofrenia pressoché totale sugli argomenti, be’, un filo conduttore c’è. Ed è la mia vita, ossia tutto quello che ho vissuto in un anno e che, più che mai, mi appare sostanziato proprio dai libri che ho letto.

La lista non è in ordine di preferenza, non potrei mai farcela. Ma eccola qua:

Il primo libro sono due in verità, e sono anche il motivo per cui sto scrivendo qui: Ruba come un’artista e Semina come un’artista del già citato Austin Kleon.

Si leggono in pochissimo tempo, ma non riesci più a liberartene. Perché ti insegnano una cosa fondamentale: che senso ha tutto quel meraviglioso caos che hai nella testa se non lo condividi con il mondo? Tutta colpa sua, dunque. E di quelle di c+b che li hanno inseriti nel loro bookclub.

Qualcuno con cui correre di David Grossman. Perché la storia dei due adolescenti Tamar e Assaf è di una dolcezza infinita. E ci ricorda che alla fine siamo tutti alla ricerca di un semplice mattoncino di Lego:

“Quando gli sguardi di Tamar e di Assaf si incrociavano, lei si rendeva conto che i loro occhi vedevano esattamente la stessa cosa e nella loro mente forse si agitavano gli stessi pensieri. Allora provava un lieve sgomento come se, per un attimo, avesse sbirciato dentro di lui e ricordava, sorpresa, di avere sempre creduto che le mancasse quella parte di anima, quel mattoncino di Lego, che le avrebbe permesso di unirsi a un’altra persona. Ma ora quella convinzione andava forse riconsiderata.”

Stoner di John Williams. Un libro al quale sono arrivata molto tardi rispetto al clamore dell’uscita. Ma che quando ho finito ricordo di aver fatto un applauso all’autore, perché ogni pagina è intrisa dell’arte di saper scrivere e soprattutto la fine del libro è un capolavoro immenso. E i pensieri di Stoner sono al tempo stesso semplici e disarmanti.

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Sottomissione, di Michel Houllebecq. Perché mi ha spaventato e inquietato, tanto. Lui, si sa, è un matto. Ma ha scritto un libro fastidioso e visionario che ci mette davanti alle nostre paure e mette in discussione tutte le nostre convinzioni. C’è Parigi, c’è l’Islam, e c’è la nostalgia del nichilista François:

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Creativity, Inc. di Ed Catmull. Un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che si definiscono imprenditori, che siano old-style o startupper. Che chiarisce, raccontando la storia della Pixar, quanto sia cruciale avere una Visione (la maiuscola è voluta e necessaria) e soprattutto entrare in connessione con le persone che lavorano ai propri progetti. Non spingerli a non fallire ma, al contrario, farvi dimostrare come sanno risolvere i problemi, non quello che sanno fare. Perché:

“Getting the right people and the right chemistry is more important than getting the right idea.”

Il cardellino, di Donna Tartt. Sì, è lunghissimo. La bellezza di quasi 900 pagine, fitte. Io però non ricordo di aver vissuto un solo attimo di pesantezza leggendolo. É ancora una volta dopo Grossman la storia di un ragazzo, ed è ancora una volta una storia di una tenerezza infinita. Che mi ha ricordato però, a tanti anni di distanza da quel periodo meravigliosamente incasinato, che c’è una verità che scopriamo allora e che dovremmo sempre ricordare, ossia che “il cuore non si sceglie”.

Il bar delle grandi speranze, di J.R. Moehringer. Lui è quello che ha scritto la meravigliosa biografia di Agassi, ma questa è la sua di storia. Garantite numerose notti insonni, perché è un libro che non si riesce a posare ed è scritto in maniera eccezionale. Perché poi diciamocelo, chi di noi non ha un bar al quale è particolarmente affezionato, e chi di noi pur essendo ormai cresciuto, non ha dovuto in qualche modo lottare per diventare l’adulto che è, magari trovando qualcuno che ci dicesse “che non c’era niente di cui avere paura tranne la paura stessa”.

Big Magic, di Elizabeth Gilbert. A proposito di paura, per l’appunto. Lei è l’autrice di Mangia, prega, ama che tanto ha significato per le donne della mia generazione (India e Bali fatte, a Roma ci vivo). Parla di creatività, di idee, di ispirazioni. Di come buttarsi nel mondo e cominciare a raccontare la propria storia. Ma soprattutto di possibilità. Che è una parola bellissima.

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Walden, di Henry D. Thoreau. Vorrei scrivere una tesi di laurea su Walden, e non escludo di farlo prima o poi. Perché lo scorso anno ho letto e studiato tanto sul fenomeno dei cosiddetti nomadi digitali, per poi trovare in questo libro uscito nel 1854, che racconta di un uomo che lascia tutto per vivere due anni in un bosco sulle rive di un lago nel Massachusetts, tutto quello che avevo bisogno di sapere e di capire. E qualche conferma: che alla fine, la medicina per tutti i mali della società contemporanea, allora come oggi, è solo una: immergersi nella natura e amarla.

Tutto quel che è la vita, di James Salter. All that Is è il titolo originale, ed è davvero già tutto. La storia di una vita, di amori, guerre e paesi. Perché l’inizio del libro è l’ideale conclusione di questa lista, e penso non sia un caso che sia stato l’ultimo libro che ho letto nel 2015:

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Ora vado a fare penitenza per tutti i libri che non ho citato, ché come previsto mi sento già immensamente in colpa. A voi, buona lettura.